La dieta per l’ovaio policistico

La dieta per l’ovaio policistico

Le donne in sovrappeso che soffrono di questa sindrome possono migliorare i sintomi perdendo peso: Ecco cosa c’è da sapere sulla dieta per l’ovaio policistico

 

La sindrome dell’ovaio policistico è un disturbo endocrino, e cioè ormonale, che colpisce solitamente le donne giovani. Si presenta con le alterazioni del ciclo mestruale, che può essere irregolare o assente ed essere associato a infertilità.

La presenza di cisti su una o entrambe le ovaie; l’iperandrogenismo, e cioè un aumento degli ormoni che causa la comparsa di acne o peluria; e infine l’obesità e l’insulinoresistenza, quando non entrambe le cose. Si tratta chiaramente di un problema da affrontare con un endocrinologo o un ginecologo, ma anche una corretta alimentazione e una dieta per l’ovaio policistico può giocare un ruolo nel contrastarlo.

Infatti, tra le donne che soffrono di questo disturbo, una percentuale superiore al 70 per cento è in sovrappeso, si è visto che una dieta corretta, in termini sia di calorie assunte sia di qualità degli alimenti, è in grado di migliorare il quadro clinico generale.

Dimagrire con la dieta per l’ovaio policistico è il traguardo principale per stare meglio

L’obiettivo primario della dieta per l’ovaio policistico consiste nel ridurre il peso corporeo, se eccessivo, e nel migliorare la sensibilità dei tessuti all’insulina. Quanto dimagrire dipende dal peso di partenza: per alleviare i sintomi della sindrome, è necessario che le donne obese perdano il 20 per cento del proprio peso, anche se già una riduzione iniziale (per esempio 3 o 4 chilogrammi in una donna di 80 chili) può consentire la ripresa del ciclo mestruale e diminuire i fattori di rischio cardiometabolico.

É importante controllare gli zuccheri e i grassi saturi

Chi si sottopone alla dieta per l’ovaio policistico dovrà prima di tutto limitare l’assunzione di zucchero e di grassi saturi, quindi rinunciare il più possibile a:

  • dolci
  • bevande zuccherate
  • insaccati
  • burro
  • olio di palma e di cocco
  • carni grasse
  • formaggi stagionati
  • dadi
  • salse
  • cibi in scatola

 

Tra gli alimenti da consumare con moderazione ci sono anche patate, riso bianco e pane, oltre alla frutta ricca di zuccheri come la banana, il caco, il fico e l’uva, e naturalmente quella disidratata o sciroppata. Riso e pasta vanno scelti integrali e cotti al dente, e dovranno essere integrali anche i cereali.

Verdura e frutta (con le eccezioni sopra riportate) sono da consumare quotidianamente, in 3/5 porzioni giornaliere, mentre si consiglia di mangiare i legumi almeno 3 o 4 volte a settimana, e limitarsi a due uova ogni sette giorni.

Semaforo verde per il pesce, specialmente quello azzurro, ricco di grassi mono e polinsaturi (come la frutta secca, l’olio extravergine d’oliva e l’olio e i semi di lino), mentre si dovranno prediligere la carne bianca o i tagli più magri di manzo e vitello.

Quando arriva la fame cosa fare?

Per tenere sotto controllo la fame, è come al solito utile effettuare dei micropasti tra quelli principali, magari consumando uno yogurt greco o delle verdure come sedano, carote o finocchi insieme a frutta secca come 2 noci o 12 mandorle da sgranocchiare a metà mattina e metà pomeriggio.

A questa dieta va abbinata regolare attività fisica, prevalentemente aerobica e di lunga durata: ciò permetterà di migliorare la risposta dei tessuti all’insulina.

Se il nostro stile di vita è particolarmente sedentario, cerchiamo alternative che ci permettano di movimentarlo, come scegliere le scale al posto dell’ascensore e recarsi, se possibile, al lavoro in bici o a piedi.

È importante infine mantenere una corretta idratazione, bevendo almeno 1,5/2 litri d’acqua al giorno.

 

 

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È fantastico decidere di provarci. Non cercare scuse, ma cerca soluzioni. Carmen Zedda

nutrizionista biologa, alimentazione donna, nutrizione per sportivi, test intolleranze, educazione alimentare, dieta personalizzata

 

 

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